Una casa di bambola

DI H. IBSEN
col patrocinio della REALE AMBASCIATA DI NORVEGIA, del DAMS DI TORINO, del CENTRO STUDI SULLO SPETTACOLO NORDICO e della UILDM
regia: ANDREA MURCHIO
Con: ALESSIA OLIVETTI, ANDREA MURCHIO, MAURIZIO BELLARDINI, EMILIANO NOCE E ALESSIA MELFI.

una casa di bambola locandina

“Una Casa di Bambola” è ormai considerato a buon diritto un classico della drammaturgia universale e un caposaldo del cosiddetto Teatro borghese e del Teatro europeo del secondo ottocento che vede in Henrik Ibsen un esponente di spicco.
La complessità della drammaturgia dell’autore norvege…se, la sua sapiente descrizione dell’ambiente claustrofobico e “mostruoso” della middle class, “la leggenda di Nora” che come afferma Roberto Alonge “è tenace, resistente, dura a morire”, sono tutti elementi che permettono al testo Ibseniano di inserirsi a pieno titolo fra i capolavori della letteratura e del teatro di ogni tempo.

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Note di regia
“Il nostro intento e’ quello di rinverdire il mito e di proporlo al pubblico di oggi attraverso una lettura che sia al contempo fedele e rispettosa del testo originale ma anche per molti versi adatta al mutamento delle condizioni sociali e al gusto di un pubblico moderno attraverso un allestimento di taglio contemporaneo, quasi “cinematografico”, con un impiego di stilemi innovativi sia per quanto riguarda la recitazione sia per quanto attiene alle scelte squisitamente registiche.
Cosi’ il dramma della “bambola” Nora e del suo marito-padre Torvald viene
traslato in una dimensione più vicina ai giorni nostri, precisamente negli anni ’50, con un accostamento –che a noi non pare cosi’ azzardato- a certi personaggi di Truman Capote.

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Da qui il parallelismo fra Nora e Holly, la protagonista di “Colazione da Tiffany” Superbamente interpretata al cinema da Audrey Hepburn.
Sia Nora che Holly sono due personaggi scissi, che stentano a trovare un equilibrio psicologico, che sono sempre in bilico fra un super Io ipercritico e una dimensione dell’ Es ora troppo compressa ora eccessivamente sbilanciata verso un’ indipendenza che loro malgrado non permette di ottenere una concreta felicita’ all’interno della famiglia”.